Lotta dura contro i "call center invisibili" nel Salento

Lotta dura contro i "call center invisibili" nel Salento

“Mi pagano 4 euro netti l'ora. Contratto di collaborazione occasionale per trenta giorni, poi a progetto. Otto ore al giorno - 4 e mezzo il part time - di fronte a un monitor che passa in automatico i dati degli abbonati da contattare. Promettono un mensile di 1200 euro e provvigioni di 20 e 25 euro per ogni nuovo cliente rubato alla concorrenza”.

Sono testimonianze ormai diffuse, che raccontano la quotidianità di tantissimi giovani costretti a lavorare nella precarietà più assoluta, pur di guadagnare qualcosa. Sono gli operatori dei call center, quell’esercito di ragazzi e ragazze che trascorrono intere giornate incollati al telefono e al computer, nella speranza di allungare la lista di clienti per la azienda in questione. Passi avanti ne sono stati fatti nel corso degli anni, ma tanto c’è ancora da fare per garantire sicurezza e tutela anche a questa categoria di lavoratori, in provincia di Lecce.

Non bisogna abbassare la guardia perché la crisi, che sta attanagliando il Paese, può inghiottire d’improvviso quelle realtà che già sopravvivono con grandi difficoltà sul territorio, mettendo per strada centinaia di operatori. “Diritti, salari e futuro nel mondo dei call center” è il convegno dibattito organizzato dalla SLC Cgil, presso le officine Cantelmo di Lecce, che fa il punto della situazione attorno al mondo di queste aziende. All’iniziativa hanno partecipato esponenti nazionali e regionali della SLC, oltre che rappresentanti delle istituzioni regionali e nazionali.

“Si tratta di un’iniziativa molto importante – spiega Salvatore Labriola, Segretario generale SLC CGIL Lecce - perché mette in luce una tematica su cui il nostro sindacato ha lottato per anni, ottenendo risultati fondamentali per l’affermazione di diritti e tutele sindacali in luoghi di lavoro che da sempre sono simbolo della precarietà e del disagio occupazionale, giovanile e non solo”.

Nel Salento, a quanto pare, ci sono due categorie di call center. Quelli visibili, dove cioè esiste all’interno il sindacato e ce ne sono quattro, dove lavorano 1600/1700 operatori, il 75% sono donne e la maggior parte di loro hanno un’età inferiore a 35 anni. Poi i call center “invisibili”, dove non c’è neppure l’ombra di una tutela sindacale e purtroppo sono circa duemila gli sfruttati.

E’ su questi che bisogna intervenire attraverso una dura lotta all’illegalità e serrati controlli. Per questo Slc Cgil Lecce sollecita il mondo della politica a cambiare rotta in questo settore, spesso utilizzato come un “serbatoio di voti”. “Non è il tempo delle polemiche, ma quello di denunciare”. Basta con i finanziamenti a pioggia a quegli imprenditori che poi, una volta ottenuto il bottino scappano altrove. Bisogna stabilizzare il settore e migliorare la qualità della vita dei lavoratori.