Tra sospetti e clima da campagna elettorale, il caso "cocaina a Palazzo di Città" agita ancora

Tra sospetti e clima da campagna elettorale, il caso "cocaina a Palazzo di Città

Non bastava la smentita del Procuratore Capo Cataldo Motta, né la conferenza stampa del primo cittadino Paolo Perrone. Il caso “cocaina a Palazzo di Città” riesce ancora ad agitare gli animi e ad accendere il dibattito, diventato ormai una vera e propria guerra tra le parti.

“La grancassa politico-mediatica l’hanno alimentata i soliti noti, che un po’ ci hanno rotto”. Così, elegantemente, il presidente del Consiglio comunale di Lecce, Eugenio Pisanò interviene sulla vicenda relativa al presunto uso di sostanze stupefacenti a Palazzo Carafa.

Ribatte la senatrice Adriana Poli Bortone, accusata di aver alimentato il fuoco: “Una indecorosa mistificazione è stata posta in essere da alcuni esponenti del Pdl locale. Nel ribadire a chiare lettere che il mio intervento è venuto solo a seguito di notizie divulgate dai mezzi di informazione, respingo con fermezza ogni addebito essendo ormai chiaro a tutti che la lunga e costante campagna diffamatoria nei miei riguardi è determinata dai prossimi appuntamenti elettorali”.

Insomma a Lecce si respira il clima rovente da campagna elettorale, nonostante il freddo sia arrivato pungente. E c’è da aspettarsi una battaglia senza esclusioni di colpi. Gli argomenti sono già sul tavolo e sono forti: insieme ai temi storici, come filobus, palazzi di via Brenta e casse comunali in rosso, della questione droga ne sentiremo parlare ancora per mesi.

Intanto l’intervento di Pisanò si estende alle opposizioni, dentro e fuori il Comune di Lecce, ritenendo inspiegabile l’atteggiamento assunto in riferimento alle eventuali connivenze tra la malavita organizzata e il governo cittadino. In particolare il presidente del Consiglio si riferisce a quella che a lui sembra un’insinuazione posta nella conferenza stampa del Pd, che farebbe intravedere qualche dubbio sulla credibilità dei cosiddetti “pusher” dell’informazione, quasi riaccreditandoli dinanzi ad un documento di estrema chiarezza prodotto dal Procuratore Motta.

“Io ho piena fiducia nel dottor Motta -dichiara Eugenio Pisanò- così come ho piena fiducia nello staff che ha condotto le indagini e in particolar modo nel Pm dottor Maritati, il quale anagraficamente portando il cognome del ben più noto padre senatore, neanche lontanamente mi fa pensare a logiche perverse che però vengono evidenziate dagli esponenti locali del Pd. Su queste posizioni ho molto apprezzato la signorilità e il silenzio del senatore Alberto Maritati e di quanti altri hanno preferito non lasciarsi trascinare in questa delicata vicenda”.