Paolo Pagliaro e la carica dei 192, all'attacco della politica salentina

Paolo Pagliaro movimento regione salento

Sabato scorso Paolo Pagliaro ha presentato presso l’Hotel Tiziano la sua Federazione di movimenti. L’ha chiamata, con grande determinazione e attenzione a controllare le denominazioni di origine: “Alleanza per Lecce e per il Salento”. E’ un gruppo di uomini e donne che andranno a formare sei liste. Le liste sono presiedute da Pagliaro stesso che, grazie ad esse, ritiene di poter raggiungere almeno il dieci per cento alle prossime amministrative. Ma più che un semplice “gruppo”, per usare le espressioni di Pagliaro, è “un patto d’onore”, che sancirà l’idea di rendere il Salento una regione quasi come un set cinematografico, con “registi ed attori” in grado di “cambiare per sempre le sorti del suo sviluppo”.

Sono stati annunciati ben 192 candidati. Quasi numerosi quanto i simpatizzanti del movimento, che erano circa 200. Tale era la capienza della sala scelta per l’incontro. Le liste si articolano in: “Moderati e Popolari”, “Democrazia Cristiana per il Salento”, “Movimento Regione Salento”, “Lista Buccoliero”, “I leccesi” e “Partito dell’Unione per il Salento”. Guidate rispettivamente da: Alessio Greco, Alfredo Pagliaro (fratello di Paolo), Franco de Jaco, Antonio Buccoliero, Franco Ruggiero, Giuseppe Tondo.

In vista delle prossime comunali di Lecce, previste nella primavera del 2012, questa nuova forza è una fidanzatina in età da marito appetibile per tutte le altre: sarà ambita tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra. Ma anche dalla nuovissima unione tra Fini, Casini e Rutelli.

Lentamente, dal podio del centro congressi dell’Hotel Tiziano, Paolo Pagliaro sabato ha speakerato il suo sogno politico. Per una volta, le raccomandazioni e i consigli che, da imprenditore nato nella radio, per anni ha rivolto ai suoi collaboratori, tornavano a valere per lui. La coalizione proposta da Pagliaro è così libera e democraticamente attiva che saranno necessarie delle primarie presto, al suo interno. E non solo per decidere il suo leader (come se ci potesse essere qualche dubbio), ma proprio per individuare la sua collocazione politica.