Blocco internalizzazioni. La Cgil prepara lo stato di agitazione permanente

La CGIL di Lecce condanna l’atteggiamento dei ministri Tremonti e Fitto. Più di 2.000 i lavoratori della provincia di Lecce. Oltre 33milioni il costo che la Asl di Lecce sopporta ogni anno per la gestione esterna dei servizi. E’ pronto lo stato di agitazione permanente dei lavoratori.

Mentre il governatore di Puglia Nichi Vendola blocca nelle Asl le nuove delibere riguardanti l’applicazione delle norme contestate dal governo centrale, scrive a Tremonti, Fazio e Fitto e cerca ancora il confronto tecnico per giungere alla firma del piano di rientro, la CGIL Lecce esprime dura condanna politica verso l’atteggiamento dei ministri Tremonti e Fitto dimostrato nei confronti della regione Puglia.

«Chiari sono gli obiettivi del governo nazionale di screditare l’amministrazione regionale: un’operazione che si consuma sulle spalle di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie in favore dello squallore di interessi politici che nulla hanno a che vedere con i problemi reali delle persone».
Chiedendo di sospendere la legge sulle internalizzazioni, secondo la Cgil, si mette a repentaglio il futuro e la dignità di oltre 6.000 lavoratori in Puglia, di cui più di 2.000 nella provincia di Lecce.

«Si calpestano i diritti delle persone, ben sapendo di fare puro ostruzionismo nei confronti di una parte politica avversa. Se ci sono sprechi da eliminare nella sanità, questi sono proprio le gestione dei servizi da parte di ditte esterne. Internalizzare e stabilizzare significa risparmiare decine di milioni di euro sulla spesa pubblica. Internalizzare i servizi della sanità significa produrre importanti e determinanti risparmi sulla gestione dei servizi sanitari».

Il costo complessivo che la ASL della provincia di Lecce sosterrebbe ogni anno per i servizi esternalizzati è di 33 milioni 461mila 416 euro. Costi molto elevati perché comportano, dichiarano dalla Cgil, il margine di profitto dei privati e il pagamento da parte dell’ente di Iva e altre tassazioni che non sopporterebbe se la gestione avvenisse “in house”.

Il ricorso eccessivo alle esternalizzazioni dei servizi attraverso appalti a ditte esterne, porterebbe quindi a una frammentazione del lavoro, alla caccia all’appalto, all’esplodere dei costi, al peggioramento delle condizioni di lavoro. Internalizzare significherebbe dare certezza, sicurezza e dignità ai lavoratori secondo la CGIL, che proclamerà a breve, con i lavoratori interessati, lo stato di agitazione permanente.