#StradeMaestre: "Io provo a volare" a Koreja

"Il coraggio è un muscolo," è una delle frasi che lo spettatore si porta a casa al termine dell'incontro con la Compagnia Berardi Casolari, nel foyer dei Cantieri Teatrali Koreja, subito dopo uno spettacolo che non si riesce a smettere di applaudire, "Io provo a volare".
In scena, uno straordinario Gianfranco Berardi, presenza magnetica, assoluta, capace di fluire dentro Amleto, Totò, Domenico Modugno, passando per i sotterranei della propria "autobiografia apocrifa" densa di aneddoti, invenzioni che sono ricordi riammagliati dalla memoria dello scemo del villaggio, la memoria della provincia amara e della città promessa, la gavetta dell'attore e le tappe di una vocazione e di un talento che non lasciano scampo.

Ieri sera abbiamo seguito uno degli spettacoli più belli della rassegna "Strade Maestre", con un pretesto - le canzoni indimenticabili di quel geniaccio di Domenico Modugno, scelte in giustapposizione sino a creare la giusta sospensione - per raccontare ciò che rende tragicomica e grottesca la vita fatta di "aspettative, delusioni, degli sforzi e degli inganni subiti da truffaldini incontri che si articola il viaggio fra comici episodi della realtà provinciale e alienanti esperienze metropolitane.
La storia vede lo spirito di un custode di un teatrino di provincia che, a mò di vecchio capocomico, torna in scena ogni notte, a mezzanotte, in compagnia dei suoi musicisti all’interno del teatro, in cui mosse i primi passi.

Così fra racconto, musica e danza , si rivivono episodi della sua vita: i sogni, gli incontri, gli stages, le prove , la fuga, la scuola, il primo lavoro e l’amaro rientro al paesino, al quale, dopo aver provato tutte le strade possibili, è costretto a tornare. Il lavoro quindi, utilizzando la figura di Modugno come simulacro, rende omaggio agli sforzi ed al coraggio dei lavoratori in genere e dello spettacolo in particolare, che, spinti da passione, costantemente si lanciano all’avventura in esperienze giudicate poco dignitose, solo perché meno visibili.

Berardi trascina tutti dove la sua irresistibile poetica eversiva desidera, ed è una gioia vertiginosa starlo a guardare mentre diventa un gigante leggerissimo, così vivo, nello spazio scenico, come pochi suoi contemporanei, sfiorato da una grazia che ne trasfigura gesti, toni, slanci.

"Il sogno, la realtà, la percezione dell’uno e dell’altra che ognuno di noi ha e di cui si convince giorno dopo giorno sempre di più.
La presunzione, il cieco perseguimento delle proprie idee, la dura e spesso ipocrita realtà con cui scontrarsi. L’errore, base della ricerca, grande assente in una società che riconosce i prodotti finiti e competitivi piuttosto che i processi con i suoi naturali tempi d’evoluzione.
Il dolore, sola via in grado di consentire uno sviluppo della coscienza, limitata com’è ormai nella nutrizione e costretta ad una condizione di esperienza sempre più veloce e programmata."

L'interazione con Davide Berardi, (voce solista e chitarra) e Giancarlo Pagliara, (fisarmonica) per la regia di Gabriella Casolari, rende il volo di questa Compagnia un atto corale che solleva il teatro intero e dona allo spettatore un sentimento che venire voglia di cantare e restare per ore dentro un prodigio ardente, una malia, che solo i grandi spettacoli innescano in fondo al cuore.

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