#MAgarte: "Aequilibrium"

di Mariella Agostinacchio

La realtà è un frastuono che l’arte deve trasformare in armonia (Graf) Si parla di Equilibrio e di Armonia. Un anelito a cui tendiamo naturalmente, una chimera precaria che ci insegna a convivere con il contrario, un scopo sospeso, una cresta sottile su cui giochiamo come funamboli indefessi, convinti che si possa conquistare. Simone Franco mi ha invitata a riflettere sul concetto dell’equilibrio e dell’armonia nell’arte per introdurre l’installazione Aequilibrium alla Galleria Foresta di Lecce: pietre bilanciate dall’ azione dell’uomo, diventano pinnacoli per creare l’albero della vita, il mistico Sephirot, sospendono immaginazione e sguardo nelle corrispondenze numeriche della tetraktis pitagorica, non sono pietre d’inciampo per il cammino, ma per l’attenzione meditata. E così ricordi liceali riaffiorano nella commistione tra i presocratici e Platone, Aristotele e Agostino, Boezio e Tommaso d’Aquino.

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Pubblicato da Salentoweb.Tv su Lunedì 11 aprile 2016

Così il frammento di Filolao n.44B “Riguardo alla natura e all’armonia, le cose stanno così. La sostanza delle cose, che è eterna, e la natura stessa, richiedono conoscenza non umana, ma divina. […]Ora, non essendo i princìpi [della realtà] né uguali né della stessa specie, non si sarebbero potuti ordinare in un cosmo, se non
vi si fosse aggiunta l’armonia, in qualunque modo visi sia aggiunta. Se fossero stati simili e di egual specie,
non avrebbero avuto bisogno dell’armonia: ma gli elementi che sono dissimili e di specie diversa e diversamente ordinati, devono poter essere conchiusi dall’armonia che li può tenere stretti in un cosmo.”

Ma esiste poi in Natura? Lo cercavano gli architetti del Partenone quando costruivano in sezione aurea. Lo cercava Le Corbusier nel suo Modulor. Lo studiava Leonardo nel celebre Uomo vitruviano, “mensura” di tutte le cose, sintesi magistrale e geniale della quadratura del cerchio in un autoritratto. E Giotto e Piero della Francesca e Raffaello e tutti gli artisti che organizzavano lo spazio in una simmetria bilaterale. Così il sommo Michelangelo riportava in auge la “ponderatio” e il chiasmo del Kanone di Policleto. Sinfonia armonica, musica dei pianeti, armonia delle sfere. Ritmo ne “La Danse” di Matisse, astrazione spirituale di Kandinsky e sintetica, assoluta di Mondrian, i cui piani cartesiani, uniti ai colori primari, hanno rivoluzionato il pensiero e la poetica del’900. E la cesura. La rottura dell’equilibrio. Il ‘900 come antitesi, il dionisiaco ritrovato. Nietsche, Freud, Einstein. Ormai ci ridiamo su. Duchamp, Calder, Dalì, Magritte, e poi Abramovic, Firman con il suo elefante in equilibrio. Alla fine rimane sempre una questione: il senso è il percorso o la conquista? L’aspirazione è forse più preziosa del suo possesso?