#MAgarte: Il senso della vita nell'arte per Antonio Cassiano

a cura di Mariella Agostinacchio

Al cospetto dell’arte si può scegliere l’indifferenza, la conoscenza o la passione.
I primi due comportamenti sono azioni volontarie, dettate dall’ambiente, dalla curiosità o dallo studio, la passione no: è l’arte che sceglie te, entra nei tuoi comportamenti, nel tuo habitus, indaga ed esplora le infinite possibilità dell’immaginazione, è una spinta continua a rivivere i gesti, la storia di un’opera, il suo contesto, le sue intrinseche motivazioni e i dialoghi muti o espliciti con altri manufatti; è quell’istinto che non fa percepire la stanchezza in un museo, che non satura gli occhi e la sete, che ti attrae in una chiesa o castello, un sito archeologico o uno studio d’artista, che istintivamente ti riscopre a sfogliare l’ennesimo libro, osservare un’altra immagine, ricercare un nuovo particolare, indagare un significato nascosto o una rete di correlazioni.

L’arte è una compagna di viaggio fedele che riempie lo spirito che da essa trae nuova linfa. A questo pensavo a distanza di un anno dalla fine del percorso terreno di Antonio Cassiano. Guardavo i visi di chi lo ha conosciuto, di chi ha condiviso le scoperte e i sogni. Io non lo conoscevo bene ma non mi è apparso un estraneo. Dai racconti ho capito e compreso la sua natura mai paga, la sua conoscenza profonda del territorio salentino che solo un amore viscerale può contemplare, il suo metodo rigoroso di ricerca coniugato ad una incessante e perspicace intuizione. Di tanto in tanto mi diverto ad attribuire un’opera d’arte a chi conosco, cercando un’icona che sintetizzi una personalità o un temperameto: in questo caso penserei ad una antologia, un fiore che si componga di tanti petali, ognuno con il suo colore, ma legati ad un unico stelo.

Ed è una corolla di straordinari capolavori, la Pinacoteca Provinciale del Museo Castromediano, oggi un contenitore dedicato alla memoria di Antonio Cassiano. Un susseguirsi serrato di tele, arredi, ceramiche, tavole, sculture, bozzetti. Forse meriterebbe più leggibilità, sicuramente una frequentazione più assidua e una fruizione diffusa. Potrebbe essere un primo passo verso un rinascimento dell’intero complesso. Intanto come per il Monumento a Maria Cristina d’Austria di Canova, immagino l’omaggio che gli artisti più noti o meno celebri tributano allo studioso tarantino, una processione devozionale verso chi ha tutelato, promosso e amato questo straordinario patrimonio collettivo.