Il caso Mazzarano e il berlusconismo da evitare

Il caso Mazzarano agita il Pd

Intorno alla vicenda di Michele Mazzarano si sta consumando l'ennesima tragicommedia del Pd, mentre, come se non bastasse, assistiamo un pò attoniti al dibattito sul numero dei consiglieri che troveranno posto in viale Capruzzi.

Il segretario organizzativo regionale, accusato da Giampi Tarantini di essere stato destinatario di tangenti, si è ritirato dalla campagna elettorale (pur rimanendo nella lista del Pd, da tempo depositata e dunque immodificabile) negando ogni coinvolgimento nell'inchiesta che ha portato in carcere l'ex vice presidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo. Mazzarano però è risultato eletto in consiglio regionale grazie alle migliaia di voti ricevuti.

Il riconfermato governatore Vendola ha subito fatto capire di ritenere inopportuna la presenza di Mazzarano nella nuova assemblea regionale e nella stessa direzione si sono pronunciati, inizialmente, i vertici regionali del partito, con il segretario Sergio Blasi in testa. Nel giro di 24 ore però si è registrato il dietrofront: Mazzarano ha dichiarato di non voler tradire la fiducia dei 6340 elettori che lo hanno sostenuto, ricevendo man forte proprio del segretario regionale che ha precisato che il dirigente del Pd non è certo tenuto a rassegnare le dimissioni. Questa, in sintesi, la cronaca.
L'auspicio è, naturalmente, che Mazzarano possa dimostrare la più totale estraneità ai fatti riferiti dallo spregiudicato Tarantini. Ma, in sede di commento, vale la pena soffermarsi su tre principi ai quali il centrosinistra non dovrebbe mai rinunciare se vuole rimarcare ancora delle differenze rispetto agli avversari.

Principio di coerenza. Una volta presa una posizione pubblicamente, diventa problematico tornare sui proprio passi o, per lo meno, diventa complicato farsi capire, soprattutto nel volgere di 24 ore.
Principio di responsabilità etica. Il trauma collettivo che ha attraversato il popolo del centrosinistra con la deflagrazione in due tempi del caso Frisullo è la riprova che, rilievi penali a parte, l'elettorato di riferimento ritiene profondamente rilevante la sfera etica e i comportamenti dei suoi rappresentanti.

E questo ci introduce al terzo e ultimo principio, quello della separazione dei poteri. Appellarsi, come ha fatto Mazzarano, alla legittimazione popolare significa, con le dovute ed evidenti differenze di caso e di scala, riproporre lo schema sloganistico al quale ci ha abituati il centrodestra secondo il quale il suffragio popolare garantirebbe una sorta di immunità, anche preventiva. Il pericolo da scongiurare è quello di assimilare, quasi per osmosi, la forma mentis di Roberto Castelli, tanto per fare un esempio concreto. Uno degli aspetti peggiori, se vogliamo, del berlusconismo: la declinazione in chiave populistica delle regole che, per forza si cose, diventano flessibili, modificabili, gelatinose. Riuscirà il Pd ad avere parole chiare e comprensibili che non gettino nella disperazione una buona parte del proprio elettorato?