Le salentine “generazione sandwich”, tra figli, genitori e marito latitante pretendono attenzione

Le salentine “generazione sandwich”, tra figli, genitori e marito latitante pret

Due famiglie, due case, mille impegni, una donna. In un Paese in cui il welfare è sempre più carente, da sempre moltissime donne si caricano sulle spalle l’impegno enorme della cura dei propri cari, in particolare di quelli meno autosufficienti: i nipotini, i genitori anziani, il figlio disabile, il marito ammalato, ma anche gli zii o i fratelli più vecchi e soli, i suoceri.
Un mondo di bisogni, un carico di lavoro immenso retto da donne che sacrificano la loro vita in nome dell’amore e del grande senso del dovere e del rispetto per la famiglia.

Di questo sacrificio beneficiano tutte le famiglie, affettivamente ed economicamente, ma – economicamente - anche lo Stato italiano e tutte quelle istituzioni che potrebbero alleviare, con una rete di servizi e un welfare più adeguati, il grande impegno che grava sulle spalle di queste donne coraggiose. Donne che spesso sono pensionate o in età vicina alla pensione.

Sul lavoro di cura delle donne ultracinquantenni nella provincia di Lecce il Coordinamento Donne del Sindacato Pensionati della Cgil Lecce ha commissionato una ricerca realizzata Paola Martino e Serena Quarta in collaborazione con l’Università del Salento-Dipartimento di Scienze della Comunicazione.
I risultati dell’indagine sono stati presentati, nella sala conferenze della sede della Cassa Edile a Lecce.

Dalla ricerca effettuata emerge un quadro del rapporto delle donne con il lavoro di cura nel nostro territorio abbastanza aderente alla situazione nazionale, come scrive efficacemente Loredana Lipperini: “Le donne mature, quelle che sono nella fascia di età tra i 55 e 65 anni e sono dunque sulla soglia statistica della vecchiaia, vivono il loro periodo peggiore, almeno in maggioranza. Per loro è stata coniata la definizione di “generazione sandwich”, schiacciate come sono tra la cura dei figli e quella dei genitori”.

Le donne intervistate sono pienamente consapevoli del carico di lavoro che hanno, della responsabilità che questo comporta ma sono anche pienamente consapevoli che non può essere diversamente. La loro attività quotidiana non può essere sostituita da nessuno, ciascuna di loro si dedica anima e corpo alla persona di cui si prende cura fino ad annullare le proprie esigenze.

Da tutte le interviste realizzate emerge che il lavoro di cura è donna e potremmo addirittura affermare che il marito, nelle testimonianze delle donne intervistate, scompare.

Molte di queste donne hanno scelto di non lavorare perché impossibilitate dal carico del lavoro di cura. Dalle parole di alcune di loro che si sono sentite “costrette” a fare questa scelta vi è molto rimpianto. In alcuni casi il lavoro di cura ha anche condizionato scelte ancora più personali, come il fatto di sposarsi o non sposarsi.

Alcune di loro, hanno sottolineato l’assoluta novità di ricevere una visita a domicilio di qualcuno che si interessasse dei loro vissuti di cura e soprattutto dei loro bisogni.