La masseria Boncuri chiude e i braccianti non sanno dove andare. Il silenzio delle Istituzioni

Quella masseria a Nardò, dove per mesi, i braccianti hanno dato anche l'anima, sotto il sole cocente, per giornate intere e per quattro soldi, chiude. Chiude e quegli immigrati, ormai sotto i riflettori per la lotta che hanno intrapreso contro il caporalato e lo sfruttamento della manodopera, non sanno dove andare. E la situazione per loro si complica.

Nonostante le sfilate dei politici e le promesse a voce alta nessuna soluzione è stata trovata per uomini che da tempo non hanno più soldi per vivere.

L’Amministrazione comunale di Nardò, infatti, ha deciso di non prevedere alcuna proroga alla data di chiusura della masseria Boncuri stabilita per oggi 31 agosto, nonostante nel campo siano ancora presenti circa 150 lavoratori migranti che, in gran parte, versano in un grave stato di bisogno e non hanno la possibilità di trovare altro ricovero, né tantomeno di sostenere le spese di viaggio per raggiungere altri luoghi dove ricercare occupazione.

Eppure, due settimane fa l’Amministrazione comunale aveva comunicato ai lavoratori che avrebbe ricercato delle soluzioni per sostenere le spese per l'allontanamento dal campo e il raggiungimento di altre sedi di lavoro, tenuto conto della situazione straordinaria creatasi quest'anno sia a seguito della crisi denunciata dai produttori di angurie, ma anche della lotta per il riconoscimento dei propri diritti e per contrastare il caporalato che ha visto protagonisti i lavoratori di Boncuri.

Tra le ipotesi prospettate ai lavoratori c’era quella di far fronte alle spese per il biglietto del treno o di mettere a disposizione dei mezzi dell'esercito per il trasporto su tratti regionali, previa acquisizione di disponibilità del Ministero degli Interni attraverso il coinvolgimento della Prefettura di Lecce e del Sottosegretario Alfredo Mantovano.

A lungo i lavoratori, sempre più in sofferenza, hanno atteso di conoscere cosa fosse stato deciso. Ma soltanto ieri, 30 agosto, l’Amministrazione ha comunicato ai lavoratori l’assenza di risposte da parte della Prefettura e del Sottogretario Mantovano e di poter far fronte con risorse di bilancio del Comune, di un contributo procapite di 30 euro per le spese di viaggio (ritenute insufficienti dai lavoratori per la copertura totale del viaggio). Ha inoltre comunicato l’impossibilità di tenere aperto il campo oltre la data del 31 agosto. Assente anche l’intervento della Provincia di Lecce.

Molti lavoratori non hanno risorse economiche sufficienti a coprire la spesa complessiva del viaggio verso altra destinazione; altri stanno lavorando nei campi e dovrebbero essere pagati solo a lavoro ultimato; quasi tutti non hanno alcuna prospettiva di altra sistemazione. È evidente che il campo non può chiudere se non prima di aver individuato adeguate soluzioni.

La Cgil di Lecce ha inviato, pertanto, una richiesta di intervento a sua eccellenza il Prefetto di Lecce e, contemporaneamente, il Dipartimento per le politiche dell’immigrazione della Cgil nazionale ha interpellato il sottosegretario Mantovano perché si assumano l’onere e la responsabilità di questa delicata situazione.
Auspichiamo che finalmente, e in tempi brevi, si manifesti da parte di queste istituzioni sensibilità e sostegno verso i lavoratori ancora ospiti della masseria Boncuri.