Qual è stato il lampione più bello alla Festa di Calimera?

lampione a forma di nave calimera

L'edizione 2011 della storica Festa dei Lampioni di Calimera - quella che si è conclusa ieri sera, giusto insieme col giorno di San Luigi - è stata una delle volte più ricche e frequentate della manifestazione. Fra le vie del ghetonìa, il quartiere più antico e indipendente del centro di Calimera, fino alla notte fonda di ieri è stato un fluire di genti da ogni parte del Salento, venute a stilare la classifica della lanterna luminosa più bella, delle fanciulle parlanti grìko meglio vestite, del gruppo musicale più ballabile delle tre serate.

Per noi la battaglia per la lanterna più bella era tutta fra quella che rappresentava il campanile della chiesa madre, giustamente protetta dal vento all'interno del Museo della Civiltà Contadina, e quella che raffigurava Castel del Monte, anch'essa non lasciata alle intemperie ma ospitata da una minuscola corte, che venina colorata dai bagliori del "lampione".

La cura nei dettagli è stata magistrale, al punto che uno degli stand della sagra gastronomica annessa alla festa presentava una selezioni di cibi per celiaci. Perfino il classico tarallo morbido detto "cuturusciu", vera specialità di Calimera, era stato preparato - come da tradizione, con la pasta che resta attaccata alla madia, dopo aver fatto il resto del pane - anche in una versione destinata agli intolleranti al glutine.

Mentre molti erano intenti a stabilire se fosse più gustosa uno scèblasti o un pizzo, ai più spirituali non mancava comunque pane per i loro denti. La loro missione era visitare la cappella di S. Vito e la sua celebre pietra forata, di origine preistorica, che apporta fertilità a chi riesca ad attraversarla. Necessaria dunque la dieta, prima di provarci.