Saviano si racconta: "Il sesso? Meglio al sud"

Saviano si racconta: "Il sesso? Meglio al sud"

"In una donna non amo i luoghi comuni, che mi smontano immediatamente. Cosa più mi colpisce? I dettagli. Non sono mai stato uno a cui piace la 'bella per tutti', la modella patinata": un Roberto Saviano inedito racconta alcuni aspetti intimi della sua vita a Chiara Gamberale, nel programma "Io, Chiara e l'Oscurò", in onda dal lunedì al venerdì alle 10 su Radio2.

E si diverte, quando gli viene chiesto perché preferisce fare l'amore al sud: "Perché non posso più andare al sud e come tutte le cose che ti vengono tolte, poi ti piacciono di più".

"L'amore - chiarisce però lo scrittore - si incontra quando non hai intorno tutto il sistema di protezione, e si incontra in casa, quando hai una casa. E' tutto complicato ma la cosa più complicata di tutte è essere sempre li, pronto a nascondersi".

"Ho una madre nata a Trento - racconta Saviano -, famiglia ligure di origine ebraica, e un padre napoletanissimo che mi ha iniziato a Diego Armando Maradona. Quando penso ai miei genitori, il primo sentimento è sempre il senso di colpa: devono solo nascondersi e subire lo sfottò. "Il primo ricordo della vita - aggiunge - è la mia casa a Sant'Anna di Palazzo, quella dove sono cresciuto ai quartieri spagnoli. Mi manca moltissimo e ancora sogno di vivere lì, dove non vivono più neanche i miei genitori, perché Gomorra ha spazzato via tutto".

"Dopo Gomorra - afferma lo scrittore - ricordo bene il primo giorno in cui sono venuti a prendermi con la scorta, alla stazione di Napoli. Mi portano a Sant'Anna di Palazzo, mi fanno loro il trasloco caricando pacchi con su scritto 'Carabinieri' in un'altra auto. La cosa terribile è che le persone si riunirono attorno alla macchina, e una disse 'finalmente ti hanno arrestato', che è esattamente il contrario di quel che dicono quando arrestano un camorrista".

Un balzo all'indietro e si torna al racconto di Saviano adolescente, quando "ho cercato di entrare nella legione straniera e una volta, con un mio amico, tentai di imbarcarmi. Anche lì non ci hanno preso, perché vedevano che eravamo solo due ragazzini pieni di libri e niente altro. In amore, invece, - continua nella lunga intervista - ero appassionato di libri e pensavo che quello fosse il passaggio per fare innamorare: ti innamori delle mie storie, quindi ti innamori di me".

La cosa che più mi disgusta tra quelle fatte da Berlusconi? "Potrei dare molte risposte, do quella che mi riguarda personalmente, che mi ha tolto il sonno di una notte: quando ha detto che ho dato supporto promozionale alle mafie, scrivendo il mio libro. Ha detto che chi racconta queste cose diffama il Paese. E' una roba terribile, sia perché ha infangato la memoria delle persone morte per raccontare di mafia, molte in Italia, e sia perche ha perso un' occasione. Bisognava, non dire che chi racconta infanga, ma invitare semmai gli italiani che all'estero sono sotto pressione per il luogo comune 'mafia', ad affrontare il problema e non a minimizzarlo". Sul rapporto con la morte Saviano afferma: "Mi sento onesto se dico che è un rapporto talmente quotidiano con la morte che a forza di parlarne la sento lontanissima".

"Come mi vedo tra 10 anni? Immagino un uomo con la possibilità di una famiglia e soprattutto la possibilità di compiere un capolavoro, cioé ricostruirmi una vita".

C'é spazio per un ulteriore aneddoto: "Mia madre a volte mi dice, 'in fondo ti e' andata bene con quello che è successò, perché mi cacciavo sempre nei guai".