Funerali di Marco Pedone a Patù. Mons. Antonazzo: la guerra eventualità da abbreviare

Tutta Patù si è stretta nell'ultimo abbraccio al suo eroe, il caporal maggiore. Troppo piccola la chiesa parrocchiale per contenere tutta la gente del posto che ha partecipato insieme a esponenti delle istituzioni e delle forze armate ai funerali officiati da mons.Gerardo Antonazzo, amministratore della Diocesi di Ugento. Nell'omelia il vescovo ha fatto più volte riferimento al sacrificio del soldato salentino sulla cui scomparsa - ha detto - gravano «molteplici e furibondi perchè».

Presente sull'altare anche il parroco di Patù, don Agostino Bagnato, che nel suo discorso ha ringraziato Marco: «Per quello che sei stato, per il ricordo di te - ha detto - che lasci nel cuore della tua famiglia e in quello di questa comunità».

La bara avvolta dal tricolore era posta al centro della navata; sopra una fotografia del militare morto, il suo cappello d'alpino e un peluche. A un lato dell'altare una gigantografia della giovane vittima con una dedica. Un dolore composto sul volto dei familiari di Marco Pedone seduti al primo banco; dall'altro lato hanno preso posto i rapresentanti delle istituzioni, tra i quali il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Intorno alle 13.30 è arrivato a Patù anche il ministro Raffaele Fitto che, non potendo partecipare ai funerali, si è intrattenuto con i familiari prima che la cerimonia cominciasse.

Sia Vendola sia Fitto sono stati interpellati sull'eventuale ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan e sulla polemica relativa alla proposta di armare i caccia: nè l'uno nè l'altro hanno voluto rispondere. Alla fine della cerimonia funebre, l'uscita del feretro è stata salutata da un lungo applauso e dal lancio in cielo di palloncini bianchi rossi e verdi. Il drappo tricolore che prima ricopriva la bara è stato consegnato alla madre del giovane, Assuntina, mentre il cappello da alpino è stato dato al padre, Michele.

«Ogni volta che piangiamo nostri caduti in una missione militare internazionale ci si interroga legittimamente sul senso del loro sacrificio. Sulla bilancia vanno ora posti, con realismo, da una parte il dovere di concludere un intervento che non può essere infinito, e che verosimilmente non lascerò certo un Afghanistan completamente risanato, e dall'altra i costi in vite umane che questo comporta».

Così Mons. Gerardo Antonazzo, amministratore della diocesi di Ugento, ha detto nella sua omelia per i funerali del caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni, alpino morto pochi giorni fa in Afghanistan con altri tre commilitoni in un attentato. La cerimonia funebre è cominciata poco fa nella Chiesa Madre del paese, dove la salma è stata portata accompagnata da un corteo funebre dall'aula consiliare del Comune dove è stata tenuta la camera ardente nella quale i concittadini del militare hanno potuto dargli l'ultimo saluto.

«La guerra - ha detto ancora tra l'altro mons.Antonazzo - costituisce per noi italiani ed europei, consapevoli dei mali che essa provoca, più una eventualità da scongiurare, o almeno da abbreviare, che non una sfida da vincere in armi».