Emergenza: la civiltà si misura con i rifiuti

rifiuti Lecce

Ingombranti. Abbandonati ai bordi delle strade. Puzzolenti. Uno spettacolo sconcertante e imbarazzante. La città d’arte mostra anche questo ai turisti e ai suoi abitanti. Lecce invasa dai rifiuti. Come ogni anno è emergenza. Lo sappiamo. Ogni estate la questione diventa l’enorme problema da risolvere quanto prima per non creare disagi ai leccesi e per non rovinare la tanto attesa stagione turistica dalla quale, si spera, si possa trarre benefici economici.

E mentre si cercano i soliti responsabili i cumuli di rifiuti aumentano. Aumentano non solo nelle periferie. Crescono a dismisura in pieno centro. Affollatissimo in questi giorni di fine luglio. Non solo i cassonetti che traboccano, i marciapiedi diventano vere discariche a cielo aperto. Luoghi privilegiati dove abbandonare materassi e pneumatici. Spazzatura d’ogni genere che sotto il sole cocente diventa fonte di fetore ripugnante. Certamente i problemi politici, strutturali e di gestione ci sono.

La gente è stanca di ascoltare le solite polemiche di schieramenti opposti. Proteste davanti alle discariche ormai colme, manifestanti che bloccano le strade, rifiuti solidi urbani raccolti a fatica, ordinanze su ordinanze, accuse e provvedimenti d’urgenza. La pulizia in città, inoltre, diventa un’utopia davanti alla carenza di mezzi e uomini. Quello dei rifiuti, però, è prima di tutto un problema sociale, poi un problema politico. La sofferenza sociale è davanti agli occhi di tutti. Perché l’abbandono selvaggio di rifiuti è la faccia più cruda dell’inciviltà, dell’ignoranza e della mancanza di cultura del rispetto dell’ambiente.

Queste immagini parlano da sole. Guardate: file di autovetture parcheggiate tra i rifiuti speciali durante una manifestazione che giorni fa si teneva nei pressi di piazza Palio. Manifestazione che ha visto una forte affluenza di pubblico, soprattutto di giovani. Lo spettacolo alternativo non sarà passato inosservato. E’ questo l’insegnamento dagli alti valori sociali che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni? Allora per scongiurare il peggio non serve lamentarsi. Mettiamo fine a queste tristi abitudini.

Da qui bisogna partire per cambiare davvero rotta. In questo le istituzioni dovrebbero fare la loro parte nel sensibilizzare i cittadini. Attraverso campagne informative ed educative nelle scuole, nelle aziende, nelle case. Ovunque. Invece assistiamo all’ennesimo spreco di denaro pubblico per l’ennesimo questionario a cui sottomettere quei poveri turisti. Visto quasi come una novità dall’assessorato al turismo di palazzo dei Celestini, sembra invece essere tornati agli anni ’70 quando ancora la politica di promozione del territorio era in embrione.

Possibile che la Provincia non sappia ancora quali siano le carenze da colmare, i problemi da risolvere, i miglioramenti da apportare per fare vero marketing del salento? Come si possono spendere 10mila euro per mettere in stampa 5 mila inutili questionari che diranno le stesse cose di altri test fatti in passato. E poi, cosa potranno rispondere i turisti: il barocco è affascinante, l’accoglienza unica, il cibo squisito…tutto perfetto se non fosse per l’aroma agrodolce dei rifiuti ai bordi delle strade.