Perché Te la do l'Europa è importante per il futuro del teatro italiano

Ippolito Chiarello

Con la seconda edizione di Barbonaggio teatrale, Ippolito Chiarello ha superato se stesso. E non è solo una questione di quantità di luoghi visitati.

L’anno scorso Chiarello girò 100 piazze italiane. Quest’anno gira l’Europa, a partire da Barcellona (17-18 maggio), passando per Madrid (19-20-21), Parigi (23-24-25), Londra (27-29), Berlino (dal 31 maggio al 2 giugno). Poi Vimercate il 4 giugno, al Festival teatrale, uno dei più prestigiosi e frequentati in Italia. E infine di nuovo Lecce, il 18 giugno, il luogo da cui tutto è partito (bontà sua).

La cosa che quest’anno cambia è la chiarezza con cui il nostro Ippolito, che sentiremo via Skype nelle prossime ore per la prima puntata di "Te la do io l'Europa", è riuscito a riformulare il messaggio iniziale dietro la sua iniziativa.

E cioè che il vero barbone della situazione, in tutto questo, non è Ippolito ma il teatro stesso, messo in ginocchio più che mai dall’ultima finanziaria, insieme con buona parte della cultura cinematografica ormai, se non fosse per le prospettive offerte da Enti come Apulia Film Commission. Non solo il teatro pè in crisi, ma tutta la cultura audiovisiva. Ma il cinema è anche tanto teatro. A direi il vero, il teatro è ovunque vogliamo che sia. E’ questo l’insegnamento più grande di Chiarello, che va in giro per le piazze d’Europa a cercarsi i colleghi fra gli artisti di strada, invece che su un semplice palcoscenico.

In più: il vero barbone è il teatro. Che non ha abbastanza soldi, spesso, per avere una casa. Un senzatetto se gli tolgono i fondi per ospitare il suo pubblico.

A cosa serve il teatro? Nutrire le anime di storie e di colpi nello stomaco e come un defibrillatore risvegliare un cuore malato. E’ uno sguardo sincero da rivolgere all’umanità, un atto di coraggio molte volte fatto nel più profondo anonimato. Non è facile essere in scena ogni giorno e trovarne sempre il senso, se questa scelta non è dettata veramente da un grande amore [...]. Una provocazione: diffondere gli attori come gli apparecchi televisivi, uno per ogni casa, pronti a essere accesi.