AMO.ODIO.ORO. L'urlo di Edoardo De Candia in mostra a Lecce

Dal 10 luglio e fino al 30 settembre AMO. ODIO. ORO l’urlo che ci ha lasciato Edoardo De Candia, un artista controverso, discusso, giudicato, travisato, che nella sua città d’origine, Lecce, vedeva una gabbia mortale. Ma “Il cavaliere senza terra”, come lo definiva l’amico Antonio Verri, amava profondamente le sue strade al punto da ‘camminarle’ per giorni, mesi interi: l’attesa all’uscita delle scuole per riempire di caramelle le tasche dei bambini, la processione dei Bar, le lunghe passeggiate a San Cataldo, i bagni invernali, l’odore dei pini, degli eucalipti, del rosmarino, del mirto. Per molti Edoardo De Candia era lo scemo del villaggio, per altri, da Ercole Pignatelli a Tonino Caputo, Ugo Tapparini, Carmelo Bene, Rina Durante, era il Matisse salentino.

La retrospettiva è allestita nel Complesso Monumentale di San Francesco Della Scarpa, a Lecce, è promossa e finanziata dalla Regione Puglia (Fondo Speciale per la Cultura e il Patrimonio culturale), in collaborazione con la Provincia di Lecce, il Teatro Pubblico Pugliese, l’Istituto di Culture Mediterranee, il Museo Sigismondo Castromediano.

In mostra anche documenti, foto inedite e progetti editoriali dedicati all'artista, che ne ricostruiscono la vicenda biografica. Il catalogo, pubblicato in occasione della mostra approfondisce la fortuna critica, i momenti fondanti della sua indagine e le prospettive legate alla sua valorizzazione, lontano dagli stereotipi che hanno sempre contraddistinto le letture della sua Opera.

“Siamo orgogliosi di aver sostenuto questo progetto espositivo e editoriale - ha detto Loredana Capone - perché è in grado di ricomporre, attraverso un lavoro critico e scientifico, la vasta ed eterogenea produzione di Edoardo De Candia dandole la giusta collocazione nell’ambito della storia dell’arte contemporanea"

Con questa mostra De Candia diventa, finalmente, oggetto di studio, attraverso una selezione ragionata di oltre cento opere, molte delle quali inedite, appartenenti a collezioni private, che ne ripercorrono la vicenda creativa attraverso uno sguardo trasversale idealmente connesso con tre grandi aree di pensiero, denominate come i tre sottotitoli: Amo, Odio,Oro.

Così la mostra è anche l’occasione per una ricostruzione della vicenda creativa, densa di connessioni e prospettive, anche evidenti e ciononostante sempre trascurate dal mondo della critica, fatta eccezione per alcuni interventi. C’è il corpo, nella sua dimensione erotica ed eretica, in quel Amo, l’opulenza delle donne che vivono spazi di pensiero senza fondali, senza prospettive, senza contesti. Si muovono, sinuose, con i loro corpi pieni di vita e voluttuosa magnificenza. C’è il mistero, le contraddizioni del presente, l’urbanizzazione selvaggia e i segni rigonfi di pathos e dramma, nell’Odio. Ci sono i toni forti ed esasperati della luce, in quei paesaggi che compongono una geografia a dell’Oro. C’è Edoardo De Candia, tutto il suo mondo, in queste tre sezioni ideali di una mostra che vuole avviare una riflessione di carattere storiografico su un nome troppo spesso travisato.
Lorenzo Madaro e Brizia Minerva curatori “Edoardo De Candia. AMO.ODIO.ORO.