"Sulla strada maestra" in scena a Koreja

Una volta Win Wenders ha detto: "Quando guardo un quadro di Hopper, immagino sempre dove lui abbia piazzato la cinepresa". Probabilmente dietro l'invisibile confine che separa chi è guardato da chi guarda, proprio come in una delle sequenze cruciali di uno dei suoi film capolavoro, "Paris Texas". Probabilmente nell'invisibile confine che separa ciò che avviene in una stanza da ciò che pensano, immaginano, ricordano le persone che la abitano per un tempo indeducibile. Ma restiamo dentro l'universo pittorico di Edward Hopper, del resto il rischio di dissertare è un piacere talmente facile quando si attraversano gli interni, le strade deserte, i bar notturni al margine dello scoccare dell'ora di chiusura, tutto l'alfabeto di luce che ha innescato la successiva stesura partecipata dal cinema, dalla musica, dalla letteratura, dalla fotografia.

Gli storyboard ante-litteram di Hopper sono stati per l'arte un cortocircuito metafisico fittonante, destinato a restare inesauribile. E' dentro questa inesauribilità che si riammaglia l'osservazione del reale, il ritmo del quotidiano, di ciò che avviene dentro le sue figure isolate, uomini e donne altrimenti smarriti nella mancata messa a fuoco di uno sguardo sulle cose, uno sguardo da palombaro, l'apiombo nel rovescio di una tasca di cappotto, nell'ombra della luce, l'equilibrio dello squilibrio.

Da questa osservazione rivolta all'esperienza interiore impressa sulla tela dall'artista statunitense, nasce il nuovo spettacolo di Koreja di cui ieri sera ai Cantieri Teatrali è stato presentato un primo studio per la regia di Alessandro Serra. "Sulla strada maestra" decodifica in una giustapposizione di quadri la linea programmatica alla base del linguaggio espressivo generato da quella "frattura interiore già avvenuta in noi". Questo non è lo studio dedicato al codice pittorico di Hopper, va detto subito. Il senso non è quello di soffermarsi sulla parata di tele arcinote che hanno reso universale l'immaginario di Hopper.

L'intento di studio è dichiarato, non a caso ci viene consigliato di non scattare fotografie durante la prima, perché quello vediamo è un punto mobile in un processo di rivelazione in corso, esprime quei dettagli interiori rielaborati in immagini sospese, cariche di attesa, inquieta attesa a mollo nei freddi silenzi di un pittore taciturno e solitario, austero e frugale come certi suoi commenti: "Il mio scopo era semplicemente dipingere la luce del sole sulla parete di una casa". E questi perfetti tagli di luce calibrati nascono in scena da una spoliazione, da continue sottrazioni espresse da Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone, Maria Rosaria Ponzetta, Emanuela Pisicchio, Giuseppe Semeraro.

Sintesi in fuga dal pittoresco, persino quando nel ritaglio a tratti cinematografico che rende anatomica la scenografia - ideata da Serra e realizzata da Mario Daniele - scorrono i passanti di una strada qualsiasi, lampi di storie, collezioni di istanti; persino quando quella finestra sul muro diventa superficie viva per la proiezione di ciò che è già successo o di ciò che poteva essere ed è stato solo immaginato da uno dei tanti uomini solitari seduti in una poltrona, dentro una stanza, a passare la vita al montaggio per il tempo di una sigaretta.

"Sulla strada maestra" ci porta - giusto per fissarne uno, senza rivelarne troppi - dentro il flusso di coscienza della donna in sottoveste di Morning Sun, in un alberghetto dozzinale, dove a dispetto di tanta ordinarietà qualcosa che riconosciamo e che non ha nome ci rivela una misura di sé. Un cuscino, un abito smesso, una barchetta di carta, un vecchio lampione; per ottenere l'accesso a ciò che brucia dentro, si passa attraverso questi dettagli, la costruzione di un mosaico che in scena mutua il gusto per le ambientazioni antibarocche. Quelle stesse ambientazioni che non possiamo evitare di cercare dentro la famosissima House by the Railroad divenuta la casa di Norman Bates in Psycho di Hitchkcock, e ancora e ancora. Un labirinto in continua espansione e compressione, proprio come la luce di cui è intriso.

"Di Hopper, - spiega il regista Alessandro Serra - "non mi interessano le indubbie qualità pittoriche quanto piuttosto la capacità di imprimere sulla tela l’esperienza interiore. Ricrearla in scena. Farla vedere, anche solo per un istante. Opere straordinarie compiute attraverso l’ordinario. Quanto più consuete sono le ambientazioni, abitate da figure semplici, tanto più si rivela la magia del reale."

Stasera alle 20.45 è in programma ai Cantieri Teatrali Koreja l'ultimo appuntamento con "Sulla strada maestra. Le luci e le ombre. I viaggi interiori e Hopper."

Info e prenotazioni: 0832/242000