#Unpocodigrazia: diario di una giornata particolare

di Luisa Ruggio

Domenica 18 dicembre, eccola qui. Trascorsa in un attimo. La potrò osservare accadere come la neve dentro una sfera di vetro, tu la rovesci e tutto ricomincia. Così: apro gli occhi prima della sveglia e penso al bar degli appuntamenti mancati, un luogo che chiunque ha conosciuto intimamente almeno una volta nella vita, quando si è sottratto, quando non ha corso il rischio ed è venuto a patti con la mancanza di senso della vita, ha scelto una soluzione comoda per non complicare ulteriormente le cose.

E' il posto che ho sempre immaginato come una soffitta in riva al mare, dove finiscono i baci mai dati, le occasioni perdute, quello che credevamo sarebbe potuto accadere o che abbiamo semplicemente rimandato a dopo, quindi a mai. Apro gli occhi prima della sveglia ed è domenica 18 dicembre, e penso che oggi il bar degli appuntamenti mancati è chiuso, oggi è giorno di riposo.

Perché tutto quello che volevo accadesse, sta per accadere davvero e devo mettere in ordine gli ultimi oggetti di scena - una macchina da scrivere verde acqua che mi ostino a chiamare la macchina del tempo, trovata nel garage dei genitori della mia amica Viviana, un gomitolo di lana rosso, vecchi bottoni scuciti da chissà quale cappotto appartenuto a chissà chi - prima di correre a teatro. Oggi è il giorno, mi ripeto. Il giorno in cui insieme a tanti artisti, persone capaci di restituirti interamente tutto, racconteremo "Un poco di grazia", che non è più solo il titolo di una piccola storia scritta di notte anni fa, ma è la custodia di carta di una raccolta di racconti illustrati, i miei personaggi e le matite di Chiara Chiego, la ragazza con la timidezza a rovescio, una Cenerentola di provincia con un talento morbido e profumato come i trucioli dei pastelli colorati nelle tasche. Racconteremo 19 minuscole storie nel foyer dei Cantieri Teatrali Koreja, questi personaggi così simili a quelli che non vengono ringraziati mai nei titoli di coda e che non vincono mai premi e sembrano invisibili, gli ultimi tra i diversi, sono ospiti di "Strade Maestre".

Questo penso mentre bevo il caffé e scivolo dentro un vestito nero. E rivedo i passi di Paola Leone, la regista della Compagnia Io ci provo, che ventiquattr'ore prima di questa festa costruita a più mani mi ha telefonato per dirmi "Andiamo a teatro a fare il sopralluogo con il Comandante", il sopralluogo è buon segno, significa che c'è l'Articolo 21, quell'articolo salvifico che consente agli attori Gaetano Spera, Fiodor Gjoni, Giovanni Partipilo di andare in scena insieme a Chiara De Pascalis, Veronica Garra, Alessandra Caiulo, Elisabetta Liguori, Daniele Vitali, Dario Congedo, Paola Cannoletta, Vincenzo Saponaro, Fabio Guida, Andrea Martinucci e gli hoppers di Salento Swing People. Era così che avevo immaginato questa giornata particolare, durante l'editing del libro edito da Besa, mentre osservavo le illustrazioni che prendevano forma nate dalle mani di Chiara, oggi il bar degli appuntamenti mancati è chiuso perché è andata esattamente come sognavo.

Questo è il giorno che ho provato a condensare in una scaletta, in una forma, noi siamo tutti qui. Ci sono giorni così, lo sapete, che non puoi più coniugare al passato perché continuano a succedere, vanno in loop come il motivetto swing che Carolina Bubbico canticchia durante le prove della domenica mattina mentre ci guardiamo tutti negli occhi e tutto va al suo posto, un clima, un'atmosfera, i linguaggi, le storie, i disegni. E' successo domenica 18 dicembre, continua ad accadere oggi, sarà così anche domani. Una carrellata di momenti che mi fanno capire, davvero, il significato della parola indimenticabile. Indimenticabile è tutto quello che succede dietro le quinte di una festa che non è la presentazione di un libro, non è un concerto, non è una mostra, non è uno spettacolo teatrale, non è una performance swing eppure è un cortocircuito di tutte queste cose insieme.

Non è diverso dal costruire una mongolfiera di carta e poi aspettarsi che voli sul serio, ed è bellissimo scoprire che si possono far funzionare ingranaggi che richiedono serietà, disciplina, dedizione, concentrazione, senza mai smettere di giocare, senza prendersi troppo sul serio, senza perdere il punto di contatto con quella zona franca che proteggiamo e dove risuona la nostra intima libertà di essere. Scrivere il diario di una giornata particolare è come osservare pulviscoli d'oro che attraversano trasversalmente la luce in una stanza in cui torniamo ad essere elementari, quei pulviscoli sono istanti.

Questi istanti sospesi: lo sguardo di Chiara De Pascalis nel suo vestito di scena color carta da zucchero mentre interpreta e vive la tenerezza della cassiera di un cinema di provincia in attesa degli spettatori che renderanno felice il proiezionista pronto ad azionare il film, il dialogo tra Fiodor Gjoni e Giovanni Partipilo seduti ad un tavolino così vicini al pubblico rimasto in piedi a vivere questo viaggio mentre si accende la luce del bar dove Gaetano Spera nei panni di Tati, l'amico immaginario per eccellenza, lucida barattoli pieni di acqua piovana ovvero baci mai dati, il sorriso senza aggettivi di Paola Leone che è tutta la grazia, la presenza silenziosa e indispensabile di Antonio Miccoli, le mani di Daniele Vitali che sfilano le forcine dallo chignon di Carolina Bubbico seduta al pianoforte, la sensualità e le lacrime di Veronica Garra nei panni di Vivian Maier, lo sguardo di Alessandra Caiulo mentre recita un rosario di posti impossibili, la pioggia resa musica da Dario Congedo, la capacità di prenderci tutti per mano e fare un viaggio insieme con una delicatezza tipica di Elisabetta Liguori, la gioia di animare una fotografia in bianco e nero con i passi degli hoppers di Salento Swing People, i sorrisi irresistibili di Paola Cannoletta, Fabio Guida, Vincenzo Saponaro, Andrea Martinucci, gli sguardi dei ragazzi del Liceo Banzi che diventano frasi-viventi all'uscita del teatro e prendono in custodia la macchina da scrivere snocciolando parole nelle orecchie di chi arriva e cerca posto nel foyer, Giorgia Elia, Enrica Ferilli, Ludovica Antonelli, Giovanni Buscicchio, Rebecca Digaetano selezionati dalla Professoressa Marcella Rizzo e rimasti praticamente fuori nella travolgente successione di emozioni condivise, eppure parte integrante dei nostri angeli custodi.

Ad ognuno di questi amici ho chiesto di essere molto di più degli artisti che sono, ho chiesto di essere peculiarmente umani, di essere qualcosa che non vorresti più smettere di ascoltare e osservare, come la neve, musica da un'altra stanza, una giornata intera a teatro, ciò che di più fatato hai sperimentato nell'infanzia o mentre ti innamoravi, una vigilia di Natale. E domenica 18 dicembre ognuno di loro lo è stato. Esattamente questo: Un poco di grazia. Cos'altro?