Sanità. Il Consiglio dei Ministri dice si: altri due mesi per l'accordo

Alla fine il Consiglio dei Ministri ha detto si. Si alla riapertura dei termini per la firma del piano di rientro del disavanzo sanitario in Puglia, che ammonta a 450milioni di risparmi in tre anni. Ora ci sono due mesi di tempo per giungere all’accordo per un piano che prevede la chiusura di ospedali, la cancellazione di posti letto, l’introduzione del ticket di un euro sulle ricette farmaceutiche.
La notizia è stata accolta con soddisfazione da entrambe le parti.

Il Pdl pugliese esprime «soddisfazione e ringraziamento nei confronti del governo nazionale per aver dimostrato per l'ennesima volta grande responsabilità e disponibilità nei confronti della Regione Puglia, riaprendo e prorogando, per la seconda volta, i termini per la sottoscrizione del Piano di rientro dal deficit della sanità». Lo afferma il capogruppo regionale del Popolo delle libertà, Rocco Palese.

«Dopo e nonostante le aggressioni, le mistificazioni e le fantasiose ricostruzioni, condite da accuse di ogni genere, da parte del presidente Vendola - spiega in una nota - quello di oggi non era e non è, come lui diceva, un atto dovuto, ma una ennesima prova di disponibilità da parte del governo che ha ridato alla Puglia la possibilità di avere i 500 milioni di euro di quota aggiuntiva del Fondo sanitario regionale, evitando così danni ulteriori rispetto a quelli che Vendola ha compiuto».

«Basta con le polemiche. Governo nazionale e regionale lavorino con serenità e reciproco rispetto dei ruoli nell'interesse della Puglia e dei pugliesi». Così il presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna. «Si può dire - aggiunge Introna - che ha prevalso la buona politica e questo è un bene. La soluzione adottata dal ministro Tremonti riporta il confronto Puglia-governo su binari istituzionali, sottraendolo dallo scontro fine a se stesso.

Oggi sono state ristabilite le condizioni che consentono al tavolo tecnico di riappropriarsi della materia e, disponendo del tempo necessario, di approfondire le questioni precedentemente accantonate, a partire - conclude Introna - dalla valutazione costi-benefici riveniente delle procedure di internalizzazione».