Nelle sottili dimensioni della realtà

La svolta più importante nella storia dell’Arte avvenne attraverso la lenta ed inesorabile conquista della realtà. Quando Giotto dipinse il Crocifisso (circa 1290), conservato ora nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze, si compì una vera e propria rivoluzione: il corpo del Cristo acquistò un peso e un volume nello spazio, da divino divenne più “umano”. Cambiò definitivamente la percezione di una realtà sinora vista non con l’oggettività degli occhi ma con l’astrazione della mente.

Fino a quel momento, infatti, il realismo era stato approfondito dall’arte classica e “pagana” della Grecia e Roma antiche, ma l’approccio era, per così dire, formale, alla ricerca di quella bellezza esteriore simbolica, manifestazione di una perfezione che rappresentasse soprattutto l’integrità morale e sociale del personaggio ritratto. L’attenzione era concentrata quasi esclusivamente sul corpo umano, e la natura, quando raffigurata, era solo un contorno, un decoro.

Per l’artista il confronto con l’ambiente esterno rappresentato realisticamente o reinterpretato emotivamente, diventa quindi la principale preoccupazione, adottando una raffinata metodologia per affermare la propria autonomia creativa ed elevarsi al di sopra della mera esecuzione materiale dei soggetti richiesti dai committenti.

Le intuizioni dei maestri del medioevo e dell’umanesimo non sono altro, viste in prospettiva, che le stesse vissute dagli artisti del nostro tempo, quella volontà di ritrovare la vera dimensione umana, quella più intima e privata, in perfetta comunione con lo svolgimento del tempo naturale, con le sue dinamiche e le sue problematiche. Il vantaggio odierno è dato dalla totale libertà di espressione, svincolata finalmente da imposizioni dogmatiche e da censure.

L’idea di una visione introspettiva ed interiorizzata della realtà pone la nostra attenzione soprattutto sulle diverse tipologie di approccio a questa lettura interpretativa della natura, che sia simbolica, o psicologica, oppure cosmica.

Tamara Ferioli, Daniele Giunta e i Koroo affrontano la questione da punti di vista molto diversi ma tutti riconducibili alla definizione che da il titolo a questa mostra, visioni che rifuggono dalla percezione superficiale che abbiamo quotidianamente dell’esistenza, vissuta ormai quasi meccanicamente, riportando la nostra attenzione a quelle sfumature che sembrano andare oltre le capacità ottiche dell’occhio, aldilà del fenomeno concreto, a beneficio di una più approfondita consapevolezza, quella che supera continuamente i limiti oggettivi. Sono “le dimensioni sottili della realtà”, quelle percezioni che trascendono il dato fenomenico per riportare la sensazione alla sua pura energia, alla ricerca di una maggior comprensione di tutto ciò che costituisce l’esistenza umana.

C/O Rivarte contemporanea, via Umberto I 32, Lecce
Inaugurazione 21 marzo, ore 20:00
Fino al 30 aprile