Mutando Riposa

Mutando Riposa - che prende il titolo da un frammento di Eraclito - è uno di quegli spettacoli che nascono quasi " loro malgrado" , che possono lievitare nella direzione di una loro organicità, di un loro senso, oppure restare frammenti staccati senza riuscire a diventare un'opera compiuta. Lo stimolo iniziale è nato da una indagine sull'origine della coscienza nell'essere umano. Libri, viaggi e incontri con esperti ci hanno offerto suggestioni vivificanti per produrre materiali scenici. Cominciato il lavoro in sala, lentamente le domande iniziali hanno preso la forma di azioni teatrali. Così si è andato configurando un contesto narrativo in grado di offrire l'idea dello spazio e della possibile relazione con gli spettatori. Ci siamo resi conto che non stava nascendo un'opera come le altre. Tutto il lavoro aveva bisogno di essere prodotto e presentato attraverso una relazione intima e raccolta con chi vi avrebbe assistito. Da qui la necessità di accogliere solo venti persone distribuite sui quattro lati di uno spazio quadrato, chiuso in alto da un cielo stellato. Uno spazio che ci facesse sentire in un giardino. Ora avevamo un contesto in cui le azioni potevano "reagire" raccontando una possibile storia. Mentre la struttura delle azioni fisiche si andava completando, abbiamo chiesto agli attori di improvvisare un dialogo a partire dalla loro relazione fisica. Successivamente lo abbiamo intrecciato e modificato attraverso testi in grado di arricchire la trama delle azioni di altri possibili temi e significati, senza tuttavia lasciare che le parole deviassero dall'oggettività della relazione fisica dei personaggi.
La costruzione definitiva dello spazio, dei costumi e degli oggetti, la scelta delle musiche e delle luci da utilizzare sono emerse dal "dialogo" con un corpo già solido e coerente. Se rivedo, oggi, tutto questo lavoro mi rendo conto che il tema da cui eravamo partiti è scivolato via via sullo sfondo, senza tuttavia scomparire, mentre altri affioravano alla superficie, attratti dal farsi del lavoro stesso.
Due uomini (due fratelli?) si trovano in un giardino distrutto da una tempesta. L'uno, vissuto sempre nella grande casa adiacente, vi entra per la prima volta; l'altro, che ne ha accudito e sorvegliato la natura e la storia come un giardiniere, guida l'altro a visitarlo.
Gli alberi, come antenati rinsecchiti dal tempo, sono i testimoni di questa visita che ha i colori ed i sapori di una fiaba rusticana. La domanda che ci accompagna come protagonisti e come spettatori nel viaggio in questo giardino delle origini, è quella che ci facciamo attraversando quello, non sempre fiorito, della nostra vita. L'incontro con la morte ci fa supporre l'esistenza di un altro luogo in cui poter continuare. Ma dove? E, perché? Mutando, attimo dopo attimo, nel corso di questa esistenza, riposiamo in una irrequieta attesa di un "oltre" a noi sconosciuto.